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La storia di Slavoj Slavik

dal romanzo Una stagione a Siena

Città del Sole, 2013

 

Nel romanzo Una stagione a Siena Mario La Cava ci racconta sotto mentite spoglie la sua vita di studente, ci fa entrare nella cerchia dei suoi amici, ci fa partecipi delle sue illusioni giovanili, ci fa emozionare presentandoci il suo amico sloveno di Trieste, Slavoj Slavik: tutto questo rappresentato sullo scenario di una piccola città ricca di fascino.

Slavoj è un giovane uomo esperto della vita, destinato al martirio nella triste realtà dell’antifascismo di frontiera. La sua figura altamente drammatica ci ha ispirato la riduzione teatrale del romanzo, dove la tragedia è solo annunciata, poiché lo scrittore ha inteso lasciare un’ombra di mistero sulla sorte del personaggio, il quale guida Paolo Altobello nel viaggio esperienziale come un fratello maggiore, attraverso i luoghi della mente, i percorsi della memoria, la familiarità delle confidenze. Paolo prende lezioni di etica politica dal suo amico Slavoj ed acquista coscienza di quel particolare momento storico sul finire degli anni Trenta. Qui finisce il ruolo di Slavoj all’interno del romanzo di formazione e di lui si perdono le tracce.

In realtà lo scrittore era a conoscenza dell’epilogo tragico della vita del suo amico, come apprendiamo da una lettera del 7.7.1974 al dott. Stelio Crise della Biblioteca del popolo di Trieste. La Cava aveva in mente di scrivere un romanzo con Slavoj protagonista e andava alla ricerca di fatti riguardanti la vita e la morte dell’amico sloveno. Stelio Crise si prodiga per aiutarlo. In previsione di un viaggio a Trieste La Cava consulta in primo luogo il germanista e scrittore Claudio Magris, che generosamente gli fornisce alcuni nominativi di studiosi con cui mettersi in contatto. In seguito, con una lettera datata 3.7.1975 si rivolge all’avvocato Francesco Tončič anticipandogli alcune domande che gli avrebbe fatto di persona.

Nell’autunno del 1975 La Cava si reca effettivamente a Trieste, dove raccoglie alcune informazioni biografiche: Slavoj aveva studiato legge a Zagabria, dal suo matrimonio erano nati tre figli, Edoardo Slavik, suo padre, dirigeva l’«Edinost», giornale sloveno poi soppresso dal Fascismo, sua madre, Antonia Lavrenčič, era presidente della Croce Rossa slovena, sua sorella Dušica era stata la prima donna laureata in economia presso l’Istituto Superiore di Commercio di Trieste, la biblioteca della loro villa sul colle di San Cilino era ben fornita di libri in lingua slovena a cui attingevano amici e studiosi: tutte informazioni preziose, ma non sufficienti per costruire un romanzo interamente dedicato alla figura di Slavoj.

La Cava ritorna così all’idea originaria del romanzo autobiografico sulla propria esperienza senese e, lavorando di fantasia, trasferisce l’ambientazione temporale del racconto dall’inizio alla fine degli anni Trenta. Cambia inoltre il nome di alcuni personaggi, come nel caso di Brigitte, la fidanzata di Slavoj, che in realtà si chiamava Eleonora Ljubica, mentre preferisce localizzare a Graz, in Austria, la formazione culturale del suo amico sloveno.

Anche se non assurge al ruolo di protagonista, Slavoj occupa un posto rilevante nell’architettura di Una stagione a Siena, da cui noi “Amici delle Muse” del “Caffè Letterario Mario La Cava” abbiamo estrapolato fedelmente i dialoghi per narrare la storia di questo martire della libertà.

Le illustrazioni degli antefatti descritti nel testo si devono alla creatività del disegnatore Giuseppe Strangio.

Nella riduzione teatrale, per la ricostruzione delle scene conclusive del dramma di Slavoj Slavik, ci siamo avvalsi della documentazione d’archivio.

Presentazione di Marianna La Cava

 

 


Città del Sole - 2013

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